
È cosa certa che
la Val Badia era già abitata in tempi preistorici, anche se non in modo
permanente. Infatti i reperti rinvenuti al
Passo delle Erbe e all'Alpe Pozes e risalenti a un
periodo fra il 7000 e il 5000 a. C. dimostrano che questo territorio era già allora frequentato dall'uomo, per lo meno durante il periodo estivo.
In base a quello che sostengono gli archeologi, si può presumere che a partire dall'Età del Bronzo
ci fossero già insediamenti permanenti in Val Badia, anche se questi erano solo di scarsa entità.
Nell'
anno 15 a.C. il nostro territorio entrò nella storia in seguito alla conquista delle Alpi
da parte dell'esercito di Roma: la nostra regione divenne così parte dell'Impero Romano. Il latino
dei nuovi signori si impose sugli idiomi locali e nacque il ladino, lingua neolatina parlata ancora
oggi nelle valli dolomitiche intorno al gruppo del Sella. Ben poco sappiamo circa la storia di queste
valli nei primi secoli del Medioevo. Nella Val Badia, subito
dopo il 1000 d.C. ci fu un cambio
dei proprietari terrieri. Verso il 1030 il conte della Pusteria Volkhold donò la parte della Val Badia
che si trova a destra del fiume Gadera che la attraversa - vale a dire Marebbe, La Valle, San Leonardo,
San Cassiano, La Villa e Corvara - al convento delle monache Benedettine di Castel Badia
(che si trova nei pressi di San Lorenzo di Sebato). La parte che si trova a sinistra del fiume Gadera,
cioè l'odierno territorio comunale di San Martino in Badia (S. Martino con Piccolino e Jù, Longiarù
ed Antermoia) nonché la località di Rina, venne concessa dall'Imperatore Corrado II al vescovo di
Bressanone (1027).
Queste condizioni della proprietà fondiaria rimasero invariate per circa 800 anni. Solo in seguito
alla sospensione del convento di Castel Badia, decretata dall'imperatore Giuseppe II (1785), e con
la secolarizzazione del principato vescovile di Bressanone (1803) la popolazione della nostra valle
venne a dipendere direttamente dallo Stato.
La
Prima Guerra mondiale ha causato lutti e distruzioni particolarmente gravi nelle
valli ladine dolomitiche (Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa, Livinallongo e Ampezzo).

Difatti la linea del fronte attraversava il territorio ladino toccando anche il lembo meridionale
della Val Badia.
Con l'
annessione del Sudtirolo all'Italia nel 1918 anche le valli ladine divennero parte dello
Stato Italiano. Negli anni 20 le valli ladine furono in un primo momento (1923) suddivise in due,
più tardi (1927) in tre province - Trento, Belluno e Bolzano - in base ad un provvedimento politico
voluto dal regime fascista a danno della coesione e dell'unità del gruppo linguistico ladino.
Nel
trattato di Parigi (1946), firmato dall'Italia e dall'Austria, il gruppo linguistico
ladino non venne nemmeno menzionato. Nello Statuto d'Autonomia del 1948 vennero ricordati brevemente
i Ladini delle province di Bolzano e di Trento. Soltanto nel 1972 con il cosiddetto "Pacchetto"
(legislativo) si crearono le premesse necessarie per una tutela del gruppo etnico-linguistico ladino.
Purtroppo però la tutela riguarda tutt'oggi solamente i Ladini della Provincia di Bolzano e in maniera
ridotta quelli della Provincia di Trento, mentre i Ladini che vivono nella Provincia di Belluno
(Regione Veneto) non possono usufruire dei benefici del Pacchetto, valido solo per la Regione
Trentino-Alto Adige.
Le "Viles"

La Val Badia è una delle quattro valli ladine dolomitiche disposte a raggiera intorno al massiccio del
Sella. Dal punto di vista geologico la Val Badia presenta una conformazione particolare e oltre alla
valle principale, ci sono delle valli laterali come quella di Longiarù, quella di Marebbe e quella di
La Valle. Soprattutto
in queste valli laterali sui pendii esposti al sole si incontrano piccoli
agglomerati, chiamati in ladino "viles", che conferiscono un'impronta parti- colare alla tradizionale
struttura insediativa della Val Badia. In genere, pochi masi sono raccolti intorno alla piazzetta della
"vila", in cui si trovano una fontana ed un forno comune. Senso di comunione, bisogno di protezione
ed infine un uso parsimonioso dello scarso terreno coltivabile sono le probabili ragioni per cui
si è sviluppato questo modello d'insediamento, che forse è il più originario delle Alpi.
Fino alla costruzione della strada di fondovalle (1892), la Val Badia si reggeva su una stretta
economia di autoconsumo, la cui unica risorsa materiale ed economica era rappresentata dal terreno
disponibile. Agricoltura (orzo, avena, segala, grano, fave, lino e canapa) e allevamento del bestiame
dovevano essere compresenti in un rapporto bilanciato e formare un circolo chiuso: questa era "l'eterna
terra contadina". Tale sistema, che da quanto risulta si era già affermato fin dall'alto
Medioevo, contribuì a garantire la sopravvivenza delle comunità ladine fino al XX secolo.
Altrettanto immutata è rimasta l'architettura rurale, che fece uso per secoli di materiali da
costruzione reperibili in loco, quali la pietra ed il legno. Caratteristica è la forma a fungo
delle case. La cantina ed il primo piano (la cucina e la stube) sono costituiti dal volume in muratura
tinteggiato di bianco.
Il settore delle camere da letto e del solaio è costruito in legno, circondato
da un balcone aggettante (in ladino sorà), che corre lungo più lati del perimetro ed è concepito per
mettere a seccare le derrate. Un altro elemento caratteristico, che conclude armoniosamente il modello
insediativo delle viles, è il tetto dei masi, a due falde poco pendenti in scandole di legno.

Sorprendentemente - il sensazionale sviluppo economico degli ultimi decenni non ha prodotto mutamenti
di rilievo nelle viles. Non lontano dai centri sciistici del fondovalle, sui ripidi pendii, si è
conservato invece un pezzetto di Medioevo, in cui gli anziani continuano a dedicarsi ad attività
arcaiche.
Programmi di salvaguardia e di promozione delle viles della Val Badia dovrebbero premettere una serie
di oculati interventi di adattamento alle mutate condizioni socioeconomiche.
La lingua ladina
La lingua parlata in Val Badia, come già detto, è il ladino. Si tratta di una lingua neolatina
che non si parla soltanto in Val Badia, ma anche nelle altre valli intorno al Sella (Val Gardena,
Livinallongo, Val di Fassa, Ampezzo). Una variante del ladino si parla anche nel Friuli e nei
Grigioni (Svizzera). Una lingua scritta unificata almeno per le varianti ladine dolomitiche è
tutt'ora in fase di elaborazione.
Ecco qualche esempio di ladino badiotto:
Buon giorno =
Bun dé! (fino a mezzogiorno)
Buon dopopranzo =
Bun domisdé! (fino all'imbrunire)
Buona sera =
Buna sëra!
Buona notte =
Buna nöt!
Per favore, prego! =
Prëibel! = Prëitambel!
Grazie =
Dilan!
Prego, non c'è di che! =
Nia da dì!
Parla ladino / italiano? =
Baiëise ladin / talian?
Gradirei una camera ad un letto =
I oress na ćiamena da un n let!
Come va? =
Co vara pa?
Bene / male! =
Bun / mal!
Ha dormito bene? =
Ëise dormì bun?
Dove va oggi? =
Ola jëise pa incö?
A che ora si fa la prima colazione? =
Can ciàfon pa le gostè?
Vieni a pranzo? =
Vëgneste a marëna?
Ci vediamo a cena? =
S'odunse pro cëna?
Fa bel tempo =
Al é bel tëmp
Piove =
Al vëgn la plöia =
al plöi
Nevica =
Al vëgn la nëi =
al nëi
Tira il vento =
Al va da vënt
Grandina =
Al vëgn les granijores =
al graniëia
Fa caldo/freddo =
Al é ćialt / frëit
Ordino un litro di vino =
Iö comani n liter de vin
Paghiamo le bevande =
Nos paiun les boandes
Questa sera vado a ballare =
Insnöt vai a balè
